TERRAFERMA: PARLA KATERYNA

COME TI CHIAMI?
Mi chiamo Kateryna Zhukova e sono madre di tre figli: Sofia, di 22 anni, Ioann, di 12 anni, e Liza, di 10 anni.

COSA FAI QUI? VUOI RACCONTARCI QUALCOSA DI TE E DELLA TUA VITA?
Siamo arrivati in Italia nel marzo 2022, un mese dopo l’inizio della guerra.
Credevo che nel giro di tre mesi al massimo saremmo potuti tornare a casa, perché mi sembrava impossibile che nel 2022, in un mondo civilizzato, un conflitto tra popoli slavi, per me fratelli,  potesse durare a lungo.

Siamo stati accolti da una famiglia italiana che ha fatto tutto il possibile per aiutarci ad adattarci rapidamente a questo Paese e si è presa cura di noi. Abbiamo vissuto con loro per cinque mesi. Sono profondamente grata a queste persone. La guerra, però, continuava…

E io continuavo a sperare…

Ma quando il presidente del mio Paese ha dichiarato che la guerra sarebbe durata “fino all’ultimo ucraino”, ho iniziato ad avere paura per il futuro dei miei figli. Così, nell’agosto 2022, ho deciso di rivolgermi alla Prefettura di Vicenza. È stato un nuovo capitolo della mia vita, tutt’altro che semplice, sia per me che per i miei figli. In due anni e mezzo abbiamo cambiato cinque volte casa, e i miei figli hanno frequentato quattro scuole diverse. Ho dovuto imparare a essere madre al 100%, perché ogni nuovo trasferimento comportava almeno tre mesi di adattamento. È stato estremamente faticoso.

Ma lo sforzo è valso il risultato. Per me, come madre, è fondamentale che i miei figli siano felici, e questo sarebbe impossibile in un Paese in guerra.

Nel giugno 2024, la Prefettura ci ha offerto la possibilità di entrare a far parte di questo progetto, che è molto diverso da quelli in cui abbiamo vissuto in precedenza. Qui viene dedicata grande attenzione all’integrazione, sia dei bambini che degli adulti. Grazie al supporto delle operatrici, mia figlia maggiore è riuscita a iscriversi all’università di Venezia, mentre io ho avuto la possibilità di frequentare un corso per diventare contabile a Vicenza. I miei figli vanno in piscina, ricevono il supporto di tutor, e gli operatori ci accompagnano nelle strutture sanitarie, assicurandosi che riceviamo le cure necessarie in modo tempestivo.

COSA TI PIACE DI ESSERE PARTE DEL PROGETTO DI ACCOGLIENZA?
In questo progetto mi sento protetta, e questo è fondamentale per chi si è ritrovato improvvisamente rifugiato, senza certezze sul futuro.

COSA IMMAGINI, COSA SOGNI PER IL TUO FUTURO?
Sogno la fine della guerra nel mio Paese, sogno che non muoiano più persone a me care. Ma non so se desidero tornare. In questo tempo, la mia famiglia ha imparato a conoscere e ad amare l’Italia. Spero che i miei figli possano sfruttare al meglio le opportunità che oggi vengono loro offerte e che scelgano di costruire qui il loro futuro.

SCRIVI UNA FRASE O UNA CITAZIONE CHE TI RAPPRESENTA
“Vedo l’obiettivo, non vedo gli ostacoli”. Questa frase mi rappresenta e mi aiuta ad andare avanti, concentrandomi su ciò che è davvero importante.
Dal profondo del cuore, voglio esprimere la mia gratitudine per l’opportunità di far parte di questo progetto.

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