Studio Progetto

Upcycle Your Life: Scambio giovanile in Polonia sul tema dell’ambiente

Scambio giovanile in Polonia sul tema dell’ambiente!

Dal 6 al 12 ottobre 2019

Siamo partner di invio per lo scambio europeo “Upcycle Your Life” sul tema dell’ecologia e dell’ambiente che si svolgerà dal 6 al 12 ottobre 2019 a Poronin, in Polonia.

Paesi partecipanti: Italia, Polonia, Cipro, Estonia, Romania.


SELEZIONIAMO

7 giovani con età 18-30 
1 Youth leader maggiorenne.
Il leader del gruppo avrà inoltre la possibilità di partecipare ad una visita preparatoria a Cracovia il 14-15 settembre.

CANDIDATURE
Per candidarti allo scambio, compila il modulo di iscrizione online.

Per maggiori informazioni scarica l’Infopack:

TRENT’ANNI!

1989 – 2019
TRENT’ANNI PER IL TERRITORIO

29 giugno – 14 luglio, Cornedo Vicentino

Nel 2019 festeggiamo i nostri trent’anni di attività.
Scegliamo di farlo con appuntamenti pensati per abbracciare idealmente il territorio e tutte le persone che hanno incontrato o potranno incontrare il nostro lavoro.
Dal 29 giugno al 14 luglio un convegno, due laboratori e un pomeriggio di festa sono l’occasione per condividere con noi questo traguardo e scartare insieme il nostro regalo di compleanno.


29 GIUGNO / ore 9.30
Salone Nobile di Villa Trissino, Cornedo Vic.no
COOPERAZIONE SOCIALE CHE EVOLVE
MATTINATA DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE
per operatori, cooperatori, amministratori, studenti e cittadini
Intervengono:
Flaviano Zandonai, sociologo, formatore, ricercatore dell’Istituto EURICSE, segretario di Iris Network, collabora con il magazine Vita
Stefano Granata, Presidente Nazionale di Federsolidarietà
Roberto Baldo, Presidente di Federsolidarietà Veneto
Cornelio Dalla Valle, Presidente di Federsolidarietà Vicenza
Andrea Rilievo, Presidente di Studio Progetto
APERITIVO A BUFFET

6 LUGLIO / ore 16.30
Orto Sociale c/o Studio Progetto (accesso anche dalla pista ciclabile)
SENTO DUNQUE SONO
LABORATORIO CREATIVO per bambini dai 3 ai 12 anni
Che rumore fa una fiore?
Stimoliamo i nostri sensi e costruiamo un piccolo regalo da portare a casa.
Partecipazione gratuita su iscrizione
tel. 0445 408082 oppure ufficionoproblem@studioprogetto.org
A cura del Centro Diurno No Problem.

13 LUGLIO / ore 16.30
Orto Sociale c/o Studio Progetto (accesso anche dalla pista ciclabile)
L’ORTO IN TERRAZZO
LABORATORIO per bambini e adulti
Costruzione di una cassetta di legno in cui pianteremo erbe aromatiche,
fiori e piante officinali da portare a casa.
Partecipazione gratuita su iscrizione
Tel. 320 1635572 oppure comunicazionemarketing@studioprogetto.org
A cura del Centro Diurno Il Faro.

14 LUGLIO / dalle ore 16.30 Orto Sociale c/o Studio Progetto
TRENT’ANNI! FESTEGGIA CON NOI

– ore 16.30 DIPINGI CON LA NATURA
LABORATORIO per bambini, ragazzi e adulti
Visioni artistiche con elementi naturali raccolti nell’orto.
Partecipazione libera e gratuita.
A cura di Infanzia Minori e Giovani.

– ore 17.30 IO POSSO!
I PRIMI PASSI VERSO UN TERRITORIO ACCESSIBILE
Inaugurazione della passerella realizzata dal nostro laboratorio
di falegnameria, per rendere la pista ciclabile accessibile agli utenti
del Centro Diurno No Problem.

– Per tutto il pomeriggio e fino a sera
ANIMAZIONE PER BAMBINI
COSCIOTTO AL FORNO
SPINE APERTE
MUSICA

MAPS – un progetto provinciale per vivere ed agire il territorio

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MAPS 

MAKING ACTIVE PARTICIPATION THROUGH STRUCTURED DIALOGUE
Programma Erasmus+ – Azione chiave 3, Dialogo Strutturato

Grazie ad un finanziamento ricevuto dall’Unione Europea con il programma ErasmusPlus, Studio Progetto Cooperativa Sociale propone “MAPS”, acronimo di Making Active Participation through Structured dialogue, un nuovo progetto di dialogo strutturato finalizzato a mettere in contatto giovani e pubblica amministrazione.

Vai al prossimo EVENTO di MAPS:

HELLO VICENZA! Secondo meeting provinciale di MAPS

Continuazione ideale di “Spyglass” – progetto che nel 2017 ha coinvolto 16 comuni Vicentini – MAPS si realizza grazie alla collaborazione di 20 amministrazioni pubbliche della provincia di Vicenza:
Alonte, Arsiero, Arzignano, Asiago, Bassano del Grappa, Breganze, Castelgomberto, Cornedo Vicentino, Dueville, Fara Vicentino, Marano Vicentino, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino, Recoaro Terme, Santorso, Schio, Thiene, Trissino, Valdagno, Vicenza.

Obiettivo del progetto, della durata di 18 mesi, è costruire un identikit delle politiche giovanili a livello provinciale attraverso il coinvolgimento diretto di giovani e amministratori.

Come?
Da una parte Maps solleciterà il dialogo fra i giovani e i decisori politici dei comuni partner attraverso momenti di confronto pubblici, dall’altra stimolerà nei ragazzi maggior consapevolezze sulle opportunità del territorio e su ciò che offre loro da un punto di vista culturale e ricreativo.

Cosa si produrrà alla fine del percorso?
Il risultato tangibile e finale del progetto sarà la produzione di una mappa della provincia di Vicenza frutto del confronto fra giovani, territorio e amministratori, che aiuterà i ragazzi nella loro vita quotidiana e sarà punto di partenza per la futura elaborazione di strategie per migliorare le comunità.
Primo passo del progetto è l’individuazione, nei 20 comuni partner, di un gruppo di giovani da coinvolgere attivamente nelle diverse fasi del progetto e nella mappatura del territorio, con l’obiettivo finale di realizzare una mappa alternativa della provincia di Vicenza, contenente tutti quei luoghi, eventi e appuntamenti importanti per giovani.

Si aprono dunque ora le selezioni per individuare un gruppo di giovani che, per ciascun comune, abbiano voglia di collaborare al progetto che prevede due meeting provinciali che si terranno in aprile e novembre 2019.

Chi cerchiamo?
Cerchiamo giovani di età compresa preferibilmente tra i 16 ed i 30 anni,
interessati alle politiche giovanili del proprio territorio, intraprendenti e con spirito di iniziativa disposti a farsi portavoce dei bisogni dei propri coetanei e del loro territorio.

Come candidarsi?
I ragazzi interessati possono registrarsi compilando il modulo online al seguente link:
https://goo.gl/forms/iZhsATPdqsRX2dhj1

Informazioni
Contattare i servizi per i giovani (es. Informagiovani – ove presenti) o gli Uffici Relazione con il Pubblico dei comuni partner di progetto o, in alternativa, l’Ufficio Progettazione Europea della Cooperativa Sociale Studio Progetto scrivendo a progettazione@studioprogetto.org

Vai al prossimo EVENTO di MAPS:

HELLO VICENZA! Secondo meeting provinciale di MAPS

Mobile Health, il nuovo progetto di Namastè Life Project è realtà!

Mobile health - Namastè - Studio Progetto

“Quest’anno abbiamo finalmente raggiunto la somma utile per poter avviare il nostro sogno. Mobile Health: il nostro progetto di sanità mobile, che sarà realizzato presso l’ associazione Sinam di Tiruvanamallai Tamil Nadu.
L’obiettivo finanziario è stato raggiunto anche grazie al contributo dei soci e lavoratori della Cooperativa (Cooperativa Sociale Studio Progetto – ndr) che ogni mese versano un piccolo importo a favore dei nostri progetti.

A momenti partiranno due nostre volontarie: Clementina e Camilla, che coordineranno l’inizio del progetto ne cureranno lo sviluppo.
Camilla e Clementina si aggiungono alle 10 persone che, negli anni, hanno contribuito, in loco, alla crescita dei nostri progetti, nonostante le difficoltà ambientali, sociali e culturali.

Il progetto della sanità mobile di Tiruvanamallai è molto bello e speriamo possa, dopo l’anno di avvio, stare in piedi da solo e chissà… replicarlo appunto in altre realtà.
Il progetto è realizzato interamente da donne: da noi che lo sosteniamo, dalle volontarie, dalle infermiere che formeremo e dalla platea di bambine, di giovani e di donne che formeremo in modo che possano essere protagoniste della loro salute e di quella delle tantissime donne che, in India, continuano ad essere l’anello più debole della società.
Debole e precaria è la loro condizione igienica e sanitaria e la loro istruzione e formazione, soprattutto nei villaggi rurali.”

Barbara e Sandra, Namaste LifeProject

Per saperne di più scarica il Progetto Sanità Mobile completo!

AZIONI INTEGRATE DI COESIONE TERRITORIALE (AICT) PER L’INSERIMENTO E IL REINSERIMENTO DI SOGGETTI SVANTAGGIATI – ANNO 2017

Studio Progetto è partner di Engim per la realizzazione del progetto AZIONI INTEGRATE DI COESIONE TERRITORIALE (AICT) PER L’INSERIMENTO E IL REINSERIMENTO DI SOGGETTI SVANTAGGIATI – ANNO 2017″
Titolo del progetto: Lavoro e inclusione sociale nel territorio vicentino: Azione 1 Misure di politiche attive del lavoro, Azione 2 Misure di supporto e assistenza alla persona” – cod. 325-1-1269-2017 POR Fondo Sociale Europeo 2014-2020 ASSE II INCLUSIONE SOCIALE

Domanda di ammissione e selezione 
Le modalità per esprimere le manifestazioni di interesse, le richieste di informazioni di dettaglio e la modulistica sono reperibili sul sito web www.engimveneto.it
La fase di selezione e valutazione delle candidature sarà comunicato successivamente all’approvazione del progetto da parte della Regione Veneto.

Informazioni e dettagli
Consultare la locandina per informazioni, modalità e tempistiche di accesso al progetto a questo link: https://veneto.engim.org

Per informazioni
Studio Progetto Soc. Coop. Soc.
Ufficio Servizi Per il Lavoro
335 326595
spl@studioprogetto.org

Re.Integra2.0 – Iniziative a Vicenza per l’inserimento e il reinserimento di soggetti svantaggiati

Regione Veneto – POR Fondo Sociale Europeo 2014-2020 ASSE II INCLUSIONE SOCIALE
AZIONI INTEGRATE DI COESIONE TERRITORIALE (AICT) PER L’INSERIMENTO E IL REINSERIMENTO DI SOGGETTI SVANTAGGIATI
ANNO 2016 – RIAPERTURA TERMINI SELEZIONE

Da Luglio 2016 è attivo sul territorio provinciale un progetto finanziato rivolto a persone in situazione di svantaggio alla ricerca di occupazione che prevede specifiche attività di affiancamento e supporto per favorire l’inserimento lavorativo e la piena integrazione sociale e lavorativa.

Capofila del progetto è ENGIM Veneto, organismo di formazione regionale accreditato ai Servizi al Lavoro della Regione Veneto.
Studio Progetto ne è partner unitamente a:
Adecco Italia
Associazione Diakonia Onlus
Cisl Vicenza Servizi Srl
Enac – Ente Nazionale Canossiano
Manpower Srl
Nova Cooperativa Sociale
Pia Societa’ San Gaetano
Prisma Scs Consortile
Servizi Ai Cittadini Srl Vicenza
Synergie Italia

Obiettivi
Obiettivo generale delle iniziative previste nel progetto è realizzare dei percorsi di supporto all’inserimento lavorativo per 134 utenti residenti o domiciliati su tutto il territorio della provincia di Vicenza garantendo un approccio integrato tra enti pubblici e privati attivi sul territorio nell’ambito delle Politiche Attive del Lavoro. Con ciascun destinatario, oltre che un colloquio iniziale di orientamento saranno concordate le seguenti attività: 1.1 tirocinio di inserimento/reinserimento lavorativo (5 mensilità – 630 ore); 1.2 formazione di media durata per gli utenti segnalati dai Servizi Integrazione Lavorativa delle ULSS della provincia (80 ore); 2.1 Coaching individuale (2 ore); 2.2 Supporto alla ricerca attiva del lavoro (12 ore per ciascuno dei destinatari). Sono inoltre previste nel progetto specifiche azioni di promozione degli utenti verso le imprese del territorio. L’iniziativa è stata avviata nel mese di luglio e avrà durata complessiva di 16 mesi.

Destinatari
In ottemperanza alla DGR 316/2016 La partecpazione alle azioni 1 e 2 è riservata a 134 persone disoccupate da più di 6 mesi, in condizione di svantaggio, residenti nel territorio della provincia di Vicenza e in possesso dei seguenti requisiti:
– soggetti appartenenti a categorie che afferiscono allo svantaggio sociale (L.381/91): 27 utenti;
– persone con disabilità (L.68/99): 32 utenti;
– soggetti appartenenti a famiglie senza reddito e ISEE minore o uguale 20.000 euro e soggetti appartenenti a famiglie monoparentali con figli a carico o monoreddito con figli a carico e ISEE minore o uguale 20.000 euro: 75 utenti.

Ai fini del riconoscimento dell’anzianità di disoccupazione farà riferimento la Dichiarazione di Immediata Disponibilità rilasciata dai Centri Per l’Impiego provinciali. In fase di selezione sarà richiesto al candidato di presentare la dichiarazione ISEE Ordinaria o in alternativa quella corrente.

Indennità di frequenza
La partecipazione è gratuita e, qualora il partecipante non percepisca alcun sostegno al reddito, è prevista, per tutte le attività ad eccezione delle prime 2 ore di colloquio conoscitivo e del tirocinio, l’erogazione di un’indennità di frequenza di 3 o 6 euro/ora a seconda di quanto indicato nell’attestazione ISEE presentata dal beneficiario. L’indennità sarà riconosciuta per le ore effettive svolte e al raggiungimento di almeno il 70% di ciascuna attività prevista dal progetto. Per le attività di tirocinio è invece prevista l’erogazione di una borsa di tirocinio riconosciuta al superamento del 70% delle ore di tirocinio previste pari a € 600,00 al mese.

Domanda di ammissione
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Richiedi informazioni sul progetto o sulle modalità di selezione e di accesso alle iniziative qui

L’Ufficio Servizi al Lavoro di ENGIM Veneto risponderà allo 0444/322903 dal Lunedi al Venerdì dalle 8.30 alle 12.30. La fase di selezione e valutazione delle candidature è prevista dal 27/09/2016 al 17/10/2016 con la stesura della graduatoria finale prevista per il 19/10/2016.

Cast Away: un campo giovanile internazionale a Chiampo

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Dal 18 al 22 luglio 2018 si terrà a Chiampo “Cast Away”, un campo giovanile internazionale voluto dal Comune di Chiampo,
per offrire ai giovani del proprio territorio dai 15 ai 18 anni un’opportunità interculturale e formativa, un tempo di qualità all’insegna del divertimento e dello stare insieme.

Con il gruppo dei giovani chiampesi  prenderanno parte all’iniziativa anche ragazzi provenienti dalle diverse città gemellate con Chiampo: il comune di Galtellì in provincia di Nuoro,
il comune di Fagagna (Udine) e le città di Mondelange (Francia) e Langelselbold (Germania).


Il campo, progettato e gestito dal nostro staff, catapulterà i partecipanti in un’avventura per la sopravvivenza, che permetterà ai partecipanti di avventurarsi oltre l’orizzonte della vita quotidiana:
i ragazzi, dispersi nell’“isola di Chiampo” come dei veri sopravvissuti, si cimenteranno in attività all’aria aperta e nei locali messi a disposizione dall’amministrazione comunale.
Segnalazione morse e tecniche di pionierismo, caccia al tesoro notturna e la costruzione di vere e proprie zattere di salvataggio sono alcune delle attività  proposte con l’obiettivo di favorire la conoscenza e il confronto fra i ragazzi e di stimolare lo sviluppo di una coscienza ecologica collettiva.

 

LAB in PROGRESS 2019-2020

LAB in PROGRESS 2019/2020
Laboratori rivolti ai ragazzi DIVERSAMENTE ABILI con legge 104
Per studenti della Scuola Secondaria di I (medie) e II grado (superiori) con minimo 4 iscritti

dal 14 ottobre 2019 al 28 maggio 2020
due pomeriggi a settimana: martedì e giovedì dalle 15.00 alle 17.00
Quota settimanale Euro 26,00
Posticipo a richiesta 17.00/17.30 Euro 5,00 a settimana (minimo 4 iscritti)

Uscite serali con i ragazzi una volta ogni due settimane
fascia oraria 18.30/21.30

partenza sede della Cooperativa Studio Progetto
(mostre artistiche • pic-nic • escursioni • pizza • cinema • eventi culturali e molto altro!!)
I ragazzi passeranno una serata con i propri amici e le operatrici!

Per info ed iscrizioni
Dott.ssa Di Giorno Vanessa
Responsabile Servizi Educativi
Tel. 328 1084328
vanessa.digiorno@studioprogetto.org
Chiusura iscrizioni 4 ottobre 2019

SCOOP_ parole sociali

SCARICA QUI LA VERSIONE IN PDF di
SCOOP || parole sociali || n. 1

questione di sguardi

Oppure leggi qui di seguito i singoli articoli


Questione di sguardi

Quanto ha valore il primo sguardo?
Quante volte la prima impressone condiziona il nostro approccio?
Quante volte, ancora, sappiamo concederci di cambiare idea?
Uno sguardo condanna o accoglie. Ti accetta nel gruppo dei pari o ti emargina nell’insieme dei diversi.
Ma quante volte il nostro sguardo è miope?
È capitato a tutti di dare un’etichetta e di doverla poi staccare, come quando decidiamo di dare una seconda opportunità a quel barattolo per trasformarlo in candelabro, a quella bottiglia di vino che sarà vaso di fiori.
Perché la diversità spaventa, destabilizza. Ci abbandona alle nostre insicurezze. Ci costringe a scavare per trovare una chiave di lettura, a non soffermarci alla superficie.
A volte accade e accettiamo la sfida di guardare oltre. A volte la diversità irrompe nelle nostre percezioni, scardina i nostri preconcetti, si fa portatrice di una nuova visione. Inclusiva, aperta, pulita.
Il diverso non perde le sue unicità, ma non è più il nemico da guardare con riluttanza, un altro da noi da giudicare.
Diventa ciò che di più puro e complesso ci possa essere: un individuo, da conoscere e scoprire.

Barbara Coaro
Chiara Giordani
Cristina Sabino


Trilogia siberiana

Scegliere un libro è un processo che richiede più ispirazione che razionalità. Quel un giorno in libreria mi sono fermata fra gli scaffali, quasi frustrata dal sapere in anticipo che non avrei trovato niente. Sbagliavo.
Il testo era notevole: 950 pagine, una raccolta di tre volumi. Il livello di endorfine nel sangue ha avuto un picco (c’è a chi basta il numero di pagine, sì). In copertina, un pugnale trattenuto da una mano letale e furtiva, tatuata. È così che ho iniziato a leggere “Trilogia siberiana”, la storia di Kolima (soprannome di Nicolai), un figlio della Russia, quella delle periferie urbane post comuniste. La scrittura è secca, asciutta, solo in alcuni momenti si concede introspezioni che rimandano sensazioni bucoliche. Dall’inizio alla fine del racconto una domanda mi ha tenuto impegnata: come fa uno così ad uscirne sano?
Kolima nasce in una famiglia dove chiama nonno il capo dell’organizzazione criminale cui appartiene la sua gente. Sono criminali il padre e lo zio, i cugini, i vicini di casa. Tutti con un passato di ribellione ed esilio alle spalle e un futuro povero di prospettive.
Una vita segnata in modo così profondo che non sembrerebbe possibile pensarla oltre quell’universo di codici e leggi. Ma per Kolima le cose vanno diversamente. Non so come si sia potuto salvare dagli scontri tra bande armate, dalla caduta del comunismo e dall’arrivo della droga sul mercato russo, dal carcere minorile e da un arruolamento forzato che sembra una condanna a morte. Come si fa a venirne fuori, una volta finito l’orrore della guerra? Con l’adrenalina sempre a livelli così alti che quando ti rimandano a casa il corpo e la testa vanno in tilt non riuscendo a gestire deliri ed allucinazioni?
Gli psicologi lo chiamerebbero disturbo post traumatico da stress. Potrebbe bastare un ritorno alle radici? Un lunghissimo viaggio verso la Taiga, la sconfinata foresta siberiana, dove il tempo si è fermato, gli animali e gli uomini convivono seguendo una semplice indiscutibile legge: mors tua, vita mea?
Ferocia e purezza, istinto e sopravvivenza.
Kolima sopravvive. Le probabilità di uscirne vivo erano poche. Quelle di uscirne anche sano, praticamente nulle. Ma Kolima ha delle carte da giocare, ha dei talenti. E passo dopo passo si riappropria della sua umanità.
Da orientatrice non posso fare a meno di registrare la sua capacità di resilienza, le risorse e le competenze a cui si è aggrappato per ricostruire un’identità, la sua altissima motivazione al cambiamento.
Le competenze apprese erano tante: una minuziosa conoscenza delle armi, strategie militari, la conoscenza delle regole tra gerarchie criminali. Ma quello che gli ha permesso di ricominciare, di “uscirne sano è stato altro. Kolima fa parte di una comunità abituata ad altissimi livelli di lealtà e vicinanza, che accoglie o rifiuta senza compromessi ma che da lui non ha preteso il sacrificio completo della sua individualità.
La sua intelligenza curiosa e attenta ai dettagli lo porta a sviluppare una profonda fascinazione per i tatuaggi, quelli che hanno sul corpo i suoi famigliari. Lentamente e con ostinazione chiede ed ottiene di essere iniziato all’arte di scrivere sulla pelle le storie delle persone.
Non basterebbe uno sguardo per leggere un tatuaggio siberiano, così come non è mai sufficiente uno sguardo per incontrare una persona e conoscerne la storia. Eppure quei segni ci guidano, a partire dal primo sguardo. Quasi un piccolo accordo, tra il razionale e l’istintivo, che permette di oscillare tra nuove domande e nuove risposte. Oggi Nicolai ha cambiato il proprio cognome assumendo quello della madre, Lilin. Vive a Milano con moglie e figlie ed è naturalizzato italiano. Le sue storie su carta sono state pubblicate da Einaudi e riscuotono molto successo, mentre quelle sulla pelle ancora le racconta collaborando con due e più laboratori di tatuaggi. Uno dei questi si trova ad Abano, Padova.

Farida Framarin
Psicologa, Orientatrice,
Operatrice Informagiovani

Io sono Francesco

Francesco è un adolescente di 13 anni. Segni particolari: Down.
Io sono Sonia, sua madre, e questa è la mia storia. Di quanto sia facile parlare di inclusione e di quanto sia difficile praticarla nella vita di ogni giorno.
13 anni fa fu un’esplosione: di gioia e di paura, dell’ impazienza di vedere chi per nove mesi aveva abitato il mio ventre, di conoscere quell’inquilino che mille volte avevo sognato di abbracciare e amare incondizionatamente.
Poi è un attimo.
Il tempo di un vagito e tutto cambia. Agli occhi dell’ostetrica Francesco non è il mio perfetto bambino.
“Suo figlio ha un problema”.
Io pensavo solo a quanto era carino il mio bambino perfetto.
La procedura ci ha imposto di stargli lontani. Per lunghissime ore io e mio marito siamo stati lasciati in camera, in penombra, con la porta chiusa. Per riflettere. Sembrava fosse una tragedia.
Io volevo Francesco, e volevo risposte. Quali terapie avremmo dovuto affrontare? Cosa avremmo dovuto fare? Cosa significava Trisomia 21?
Troppe famiglie reagiscono male all’arrivo di un figlio con la sindrome di Down.
Si sentono spaventate, impreparate, sole.
L’ospedale non dava risposte, io avevo mille domande. Ho cercato le risposte da sola. Ho aperto strade nuove, dove sembrava non esserci alcuna via, ho trovato soluzioni anche dove sembrava non ce ne fossero.
Francesco è diventato grande e io non ho mai smesso di fare domande. Continuiamo a batterci contro le difficoltà quotidiane, a lavorare per far capire alle persone che anche chi è affetto da sindrome di Down ha capacità e competenze. Può scegliere e può decidere.
Francesco ora è in prima superiore: voleva fare l’Istituto Agrario, una scuola lontana, con la necessità di soggiornare in convitto, ma non è stato possibile. Non siamo riusciti a scardinare la convinzione che un’handicap è un’handicap, che i ragazzi certificati non possono provvedere a sé stessi.
Francesco ha scelto un’altra scuola, per fortuna di passioni ne ha tante. Ma forse quando gli diciamo che può avere le stesse opportunità degli altri dubita che gli stiamo mentendo.
Il continuerò a fare domande, ma ho iniziato a dare risposte. Perché ci sono e ci saranno sempre genitori che hanno bisogno di non sentirsi abbandonati.

Sonia Tomasi
Segretaria di studio medico,
Medicina di Gruppo di Cornedo Vic.no


Sundjata Keita

Ogni vita è una vita
Il torto richiede una riparazione
Aiutatevi reciprocamente
Veglia sulla tua patria
Combatti la servitù e la fame
Che cessino i tormenti della guerra
Chiunque è libero di dire, di fare e di vedere
(tratto da “La Carta di Manden”, 1922)

Ottocento anni fa, dove ora c’è l’Alta Guinea, c’era un piccolo ma evoluto regno, il Mandingacora. C’erano un re, Re Narè Maghan Konatè, la sua bellissima moglie e il loro bellissimo figlio. E c’era una strega, che profetizzò al re che se avesse sposato una donna bruttissima avrebbe generato un figlio potentissimo, in grado di cambiare il destino del suo popolo. Narè Maghan Konatè sposa così la bruttissima Sologon, nome che significa “la donna bufalo” da la vita a Sundiata Keita, incapace di camminare e di parlare. Talmente brutto da spingere il padre a liberarsi di lui e di sua madre, esiliandoli.
Le profezie però non possono essere fermate. E allora, quando un popolo vicino attacca il regno ed il bellissimo primogenito si dimostra incapace di governare, tanto da fuggire e lasciare il regno agli invasori, fu allora che Sundjata Keita trovò in sé la forza di mobilitare tutti i regni vicini, formando un unico grande esercito e sconfiggendo l’invasore. Diventò così “Mansa” – il Re dei Re – e fondò l’Impero del Manden, in cui unì 12 regni. Mostrò che l’unità era meglio della dispersione e della rivalità. Fondò un impero e lo dotò di una costituzione: la Carta di Mandé, stabilendo, per la prima volta, i buoni principi per la coesistenza tra il potere e i cittadini, tra l’individuo e il bene comune, tra gli esseri umani e le risorse naturali.
La Carta di Madnen, proclamata nel 1222, è dal 2009 iscritta dall’Unesco nella lista dei “Patrimoni Culturali Intangibili dell’Umanità” e viene considerata una delle prime dichiarazioni dei diritti umani.
Questa storia ci è stata raccontata da uno degli ospiti del nostro progetto Sprar – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati che gestiamo per il Comune di Valdagno.
E noi abbiamo deciso di raccontarla a voi.

SPRAR
Sistema di protezione
per Richiedenti Asilo e Rifugiati

Questione di approcci

Pubbliche Amministrazioni e Terzo settore verso uno sguardo
comune al futuro del territorio

Cosa c’è di più bello, e tutto sommato naturale, nel lavorare insieme per obiettivi di interesse generale per di più se riferiti alla propria comunità locale? Sono ormai 30 anni che oltre alla Pubblica Amministrazione anche soggetti del cosiddetto privato sociale e pure d’impresa come le cooperative sociali possono, e anzi devono, impegnarsi in questa direzione perché stabilito da una serie di leggi e documenti di politica. Eppure, soprattutto gli addetti ai lavori, sanno che aggiungere suffisso “co” prima di “programmazione” e soprattutto di “progettazione” e di “gestione” non è facile, anzi. Spesso quindi si preferisce procedere attraverso un modello di amministrazione separata: da una parte chi governa la distribuzione delle risorse (ente pubblico) e dall’altra chi esegue in veste di fornitore (soggetti privati, spesso di terzo settore soprattutto se si tratta di comparti come il welfare, la cultura, l’ambiente).
Come mai il modello dell’amministrazione condivisa fatica ad affermarsi come modo naturale di esercitare la funzione pubblica e rimane relegato a qualche buona pratica settoriale o in alcuni territori più progrediti? La risposta più immediata, soprattutto da parte del terzo settore, è di accusare la pubblica amministrazione di poca predisposizione in tal senso, poco incline insomma ad aprire la stanza dei bottoni del governo territoriale anche a fronte dell’evidenza che la complessità dei beni da produrre – educazione, cura, inclusione – richiederebbe un concerto di apporti, anche in termini di risorse economiche. Ma d’altro canto anche a importanti segmenti del terzo settore tutto sommato la vecchia logica dell’amministrazione della cosa pubblica gestita attraverso appalti di fornitura non va poi così male. Nella sua rigidità e semplificazione consente di “impacchettare” beni e servizi all’interno di standard di prestazione e di costo certi però con il rischio di perdere quegli elementi di valore che derivano dal partecipare ad un processo aperto dove è possibile raccogliere stimoli, indicazioni e proposte che difficilmente si potrebbero catturare nel chiuso degli uffici di progettazione.
Ecco quindi alcune indicazioni utili a capire da che parte andare. Se lanciarsi in processi di coprogettazione stimolanti ma dagli esiti incerti oppure se insistere per la via della subfornitura magari non così esaltante ma comunque con margini, seppur incrementali, anche in termini di sviluppo. Il primo elemento riguarda la missione dell’organizzazione: se ha intenti trasformativi, cioè di cambiamento sociale e non solo di gestione dell’esistente, allora tende quasi naturalmente verso processi di amministrazione condivisa. Il secondo elemento riguarda il proprio patrimonio in termini di saper fare (il famoso know-how). Se la conoscenza legata ai modelli di servizio è proprietaria e non aperta (un po’ come succede con i software) allora si propende verso meccanismi di fornitura. Ancora: se la leadership è intesa non solo come una assegnazione formale di ruoli ma come un meccanismo di trasparenza e di condivisione del potere decisionale allora sarà (relativamente) più semplice negoziare obiettivi di interesse collettivo e allocare di conseguenza le risorse. Infine se non ci si limita a rendicontare ma a valutare quanto è stato realizzato, allora, anche in questo caso tenderà a prevalere sarà l’approccio dell’amministrazione condivisa.
In sintesi non è facile e forse non è neanche sempre consigliabile agire secondo logiche di partenariato pubblico-privato, ma comunque si può fare anche a fronte di elementi ostativi come il recente parere del Consiglio di Stato in merito alla riforma del terzo settore. Quel che deve prevalere infatti è l’intento che muove persone e organizzazioni. Perché lo “stare nel territorio” si misura anche (e soprattutto) nella voglia di fare insieme.

Flaviano Zandonai
Sociologo, ricercatore e formatore.
Si occupa di organizzazione, management e reti. Lavora in Euricse
(European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises)
e collabora con Iris Network, la rete degli istituti
di ricerca sull’impresa sociale.

 

Un linguaggio universale

Un’unica regola: non usare parole, solo la musica.
Siamo seduti uno di fronte all’altro Fra di noi uno xilofono, dei tamburi, un cembalo e degli shakers.
C’è silenzio, i nostri sguardi esplorano l’ambiente che ci circonda, si incrociano per brevi istanti.
C’è attesa: percepiamo il tempo con difficoltà, a volte scorre veloce, a volte più lento, quasi immobile. Ognuno cerca il suo momento esatto, il più opportuno per sé e per l’altro.
Michele si aggiusta sulla sedia, si mette comodo, si avvicina allo xilofono e prende in mano il battente.
Non servono parole.
C’è un mondo di suoni, di sguardi, di movimenti. Un mondo fatto di empatia, in cui noi stessi siamo vicinanza.
Questo mondo ci permette di comunicare, di andare oltre le barriere della parola per esprimere ciò che veramente siamo, liberi di agire senza giudizio. Capaci di urlare, di cantare, di suonare, di muoverci.
Capaci persino di restare in silenzio, liberi fare e di non fare.
Sono educatrice e musico terapeuta e a marzo 2018 ho iniziato un percorso di musicoterapia con alcuni degli utenti del Centro Diurno No Problem. Molti di loro convivono con deficit cognitivi tali da impedire una regolare comunicazione ed interazione verbale, con le conseguenti problematiche emotive dovute all’impossibilità di esprimere ciò che voglio, ciò che sentono, ciò che realmente sono.
La musica riesce ad avere un ruolo terapeutico, a farsi vettore di comunicazione.
La musica è un linguaggio immediato, diretto. È l’elemento pre-linguistico e istintivo che ci contraddistingue fin dalla nascita, che non scompare nemmeno in presenza di deficit cognitivi.
Pensate ai neonati che comunicano con il pianto ogni loro bisogno. Il pianto altro non è che suono che diviene relazione, un proto linguaggio che trasmette emozioni e informazioni.
I suoni e la musica ci permettono di entrare in comunicazione con l’altro scavalcando le distinzioni: , trascendendo quelle caratteristiche personali che ci contraddistinguono: non importa il colore della pelle o la nostra origine, la nostra età o le nostre competenze cognitive. attraverso la musica troviamo incontro, condivisione ed inclusione.
La musica non significa.
La musica evoca, fa improvvisare la mente e ci rende tutti uguali, supera la barriera delle parole e abbatte i muri che ergiamo per separarci dall’altro.

Chiara Soldà
Educatrice e Musicoterapeuta,
Centro Diurno No Problem

EXODUS – MOSTRA FOTOGRAFICA DI LIVIO SENIGALLIESI

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EXODUS

LA ROTTA BALCANICA E LE CONDIZIONI DEI MIGRANTI IN ITALIA
MOSTRA FOTOGRAFICA DI LIVIO SENIGALLIESI

Dal 20 giugno all’11 luglio, galleria dei Nani, corso Italia 63, Valdagno
Martedì 9.30 – 12.30
Mercoledì e Giovedì  16.30 – 19.00
Venerdì 10.00 – 17.00
Sabato 16.30 – 19.00

INAUGURAZIONE MERCOLEDì  20 GIUGNO, ORE 18.30, CON LA PRESENZA DELL’AUTORE
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO 

Le migrazioni sono un tragico tema del nostro presente.
Secondo stime diramate da UNHCR più di 60 milioni di persone al mondo sono profughi.
Uomini donne e bambini costretti ad abbandonare le loro case a causa di guerre, dittature, scontri etnici e religiosi, carestie e persecuzioni.
Più del 40% di essi sono bambini e vederli con i tuoi occhi stringe il cuore perché potrebbero essere i tuoi figli.

Hanno abiti laceri, piedi scalzi e feriti a causa delle marce forzate nei boschi che li portano dall’Asia o dal Medioriente verso le porte dell’Europa.
Un’Europa sorda alle loro urla, chiusa ed egoista, che costruisce nuovi Muri.
Ho intrapreso questo lungo viaggio nel 2016, da Lesbos a Gorizia, facendo una vita da profugo tra i profughi, per documentare e per conoscere i loro drammi e le loro storie.
Queste sono state le tappe del viaggio narrate del mio libro “Rotta balcanica”: Lesbos, Atene, Idomeni, Skopje, Belgrado, Subotica, Budapest, Zagreb e infine Gorizia, zona di confine tra Slovenia e Italia.

In un mondo dove tutto va in fretta, mi sono dato il tempo che serve, senza correre dietro la notizia ma approfondendo le questioni o i casi umani che non si trovano sui giornali e nei programmi televisivi.
Ho consumato le scarpe secondo le buone vecchie regole del giornalismo.
Ho scoperto cose che non avrei mai voluto vedere: torture, rapimenti, violenze di ogni tipo sono una triste normalità tra i profughi in viaggio.
Ma per scoprirlo bisogna aspettare, stare con loro, attendere che i più vulnerabili abbiano fiducia e si aprano a confidenze indicibili.

“Questo viaggio è come la passione di Cristo” dice un profugo tamil incontrato nell’Afghan Park di Belgrado.
(…)
Hasnain ricorda con orrore l’arrivo nella notte al confine sloveno: ”Abbiamo marciato per cinque mesi nei boschi per arrivare alla meta attraverso Grecia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Croazia. Giunti al confine sloveno abbiano trovato soldati e la Polizia di Frontex con cani molto aggressivi.  Nessuno ci aveva detto che i confini erano chiusi.(…)
Abbiamo speso tutti i nostri soldi per vivere ma la Balkan Route è disseminata di cadaveri. Molti, troppi di noi non ce l’hanno fatta”.

L’unico importante fattore positivo incontrato in questo lungo viaggio è dato dalla presenza di tanti giovani volontari. Sulla loro buona volontà ed i sani principi della solidarietà umana, mi auguro si costruiscano le basi di una nuova Europa.

Livio Senigalliesi (All rights reserved)

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